Era solo un incubo!

Non so dire se George Orwell abbia scritto il libro 1984, il romanzo dove prevede una dittatura futura basata sulla distorsione percettiva, come risultato di un incubo o se fosse stato così in anticipo da prevedere che la suggestione delle immagini potesse creare un monopolio politico e di pensiero.

Quello che so è che frequentando la scuola, consultandomi con persone di buone intenzioni, insegnanti di valore e ascoltando gli obbiettivi degli studenti, un incubo non dissimile si viene a creare nella mia immaginazione. Su questo potrei scrivere un romanzo.

Ho sempre promosso, e continuo a farlo, un’intesa tra la scuola (insegnanti e corpo dirigente) e i genitori poiché entrambi non possono avere differenti obbiettivi se non il futuro prospero, competente e acculturato dei ragazzi.

Alcuni denunciano che l’interesse dei genitori è volto solo alla promozione, ma io penso che queste siano delle eccezioni.

Un genitore che chiede aiutini assurdi, uno che picchia un professore perché non ha dato un bel voto al figlio sono vicende isolate che, esasperate dalla stampa, diventano “tutti i genitori”. Le persone per bene non fanno rumore, ma sono sempre molte di più delle altre che invece tendono a farsi notare.

Il sistema scuola è da sistemare, e non gli insegnanti che, sottopagati, vogliono ancora fare il lavoro più bello del mondo. Nel mio incubo questo sistema malato si incrocia con l’abuso degli schermi presente nell’attuale cultura.

Nel mio sonno agitato vedo ragazzi sempre più distratti da una metodologia di studio scorretta, incapaci di usare il vocabolario o di leggere parole semplici che vengono inserite in complesse soluzioni “mediche”, con altisonanti etichette le quali alla fine non danno risultati in termini di cultura acquisita, ma solo in termini di completamenti statistici da segnare negli Invalsi, un istituto di cui io, nonostante l’approfondimento, non ne ho capito il lavoro.

Sempre nel mio incubo, il numero di “specialisti” per questi ragazzi aumenta e il numero di ragazzi che hanno bisogno di specialisti aumenta a seguire fino ad avere pochi studenti che hanno la necessità di un insegnante normale che spieghi loro la materia. La scuola arriva ad essere una clinica che ha perso l’obbiettivo della cultura e del libero pensiero. A questa minoranza di studenti rimasta (e qui il romanzo entra nell’horror) viene allora fornita una soluzione di un professore online, di bella presenza, che prodotto della IA è in grado di spiegare le cose, rispondere alle loro domande e soprattutto far fuori una classe di insegnanti a quel punto ritenuti inutili. Naturalmente non verrebbero sostituiti promuovendo la loro inutilità, ma verrebbero esaltati i risultati di correttezza della IA.

La IA usata nell’Istruzione – IA che qualcuno immagina come un essere superiore ma che superiore non è – crea un problema politico dato che la sua programmazione potrebbe cadere nelle mani degli eredi dei fondatori di LUCE, la censura “educatrice” del Regime Fascista. Scherzi a parte, il soggetto è sensibile.

Sotto la voce di Bilancio dello Stato come risparmio, potrebbero sparire migliaia di professori che leggono, posseggono e trasmettono un pensiero di cultura e, non in ultimo, la capacità di infondere nel mondo dello studente una curiosità propria e un punto di vista autonomo.

Io preferisco uno studente vivo (con tutta la sua tempesta ormonale) che discute i suoi disaccordi con il professore ad un apatico spettatore sopraffatto da immagini che non gli consentono di assumere quella magnifica cosa che chiamiamo “punto di critica”, tanto scomoda alle dittature e ai monopoli.

Ma il mio è solo un incubo.

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